Finalisti del Premio Nazionale Elio Pagliarani

Alessandra Carnaroli

sezione premio: Poesia edita 2016
opera: Elsamatta (iKonalìber)
biografia: è nata nel 1979. Ha pubblicato: Taglio intimo (Fara, 2001), Femminimondo (Polimata, 2011), Sei Lucia (Isola, 2014), Elsamatta (Ikonaliber, 2015). Suoi testi sono inclusi nelle antologie Bastarde senza gloria (Sartoria Utopia, 2013), Femminile Plurale e S'agli occhi credi (Vydia editore, 2014, 2015).
descrizione catalografica: Elsamatta / Alessandra Carnaroli. - Roma : IkonaLiber, 2015. - 64 p. ; 21 cm
presentazione poeta: La diversità, l'esclusione: ecco il tema di Alessandra Carnaroli (tutto un programma il suo titolo al Premio Delfini del 2005, Scartata). Diverse ed escluse dal mondo sociale, maschile e raziocinante, sono le sue protagoniste - come l'elsamatta. Senza traccia di simpatetica superiorità: i diversi sono aggressivi, imprevedibili, sconcertanti; straniato, sino a dolorare, lo sguardo su di essi (in pezzi che si fingono commenti dal gruppo «quelli che una volta gli ha fatto la fuga l'elsamatta»). Uno sguardo turbato, a tratti spaventato. Soprattutto - si direbbe - dalla prospettiva di doversi, d'un tratto, riconoscere.

Alessandra Carnaroli

sezione premio: Poesia edita 2017
opera: Primine
biografia: è nata nel 1979. Ha pubblicato Taglio intimo (Fara, 2001); Femminimondo (Polimata, 2011); Sei Lucia (Isola, 2014); Elsamatta (Ikonaliber, 2015) e Primine (Il Verri, 2017). Suoi testi sono inclusi nelle antologie Bastarde senza gloria (Sartoria Utopia, 2013), Femminile Plurale e S'agli occhi credi (Vydia editore, 2014, 2015).
descrizione catalografica: Primine /Alessandra Carnaroli. - Milano : Edizioni del Verri, 2017,
presentazione poeta: Primine parla dell'infanzia, o meglio dall'infanzia: nelle poesie che compongono il libro, Carnaroli esibisce una voce insieme autentica e inautentica, ferita e feroce, libera e incatenata agli stereotipi e alle discriminazioni di genere, di razza, di censo, persino di diagnosi.
Le 87 poesie di Primine, numerate tutte di seguito, si succedono come rapide istantanee, echi straniati di fatti di cronaca, di esplosioni familiari, di storture relazionali, di violenze reciproche, di disturbi certificati in un inferno scolastico che si nutre di rassicuranti catalogazioni. La scrittura si inoltra in una mimesi estrema dell'oralità riversata sulla pagina; è una poesia di grado zero, una scrittura povera ma mai ingenuamente lineare; è una scrittura, al contrario, fatta di parole dislessiche che saltano, di cortocircuiti e di inversioni.
È così che in questo libro Carnaroli arriva a dire tutto il trauma dell'infanzia.

Laura Cingolani

sezione premio: Poesia inedita 2020
opera: Fare lo spazio
presentazione poeta: Qui e ora, Cingolani fa lo spazio ma definisce anche il suo essere nel proprio tempo, così privato, nervoso, da tigre in corridoio, eppure, miracoli del linguaggio, così politico e interessante. Un interrogatorio poetico raccolto con la solita pallida e meccanica veste tipografica, dove si tessono senza sosta i fili tenui dello sdoppiamento, dei piccoli e sordi vuoti di esistenza, della negazione dei bordi. Una clinica del reale spoglia di qualsiasi triste acchito e brillante invece di una vitalità di altri decenni. Do you remember Laing, Cooper, Nelo Risi...Il corpo in veste attoriale è esposto a sacrifici gnoseologici così come l’azione poetica è costretta più volte in situazioni metaespressive, fino al capriccio: “...Se solo potessi stare buona dentro il foglio..,”. La poesia della Cingolani è fatta di materiali linguistici molto orali, quasi sceneggiati, immediatamente fusi in spazi anche malmessi di cronaca e di conversazione, con l’effetto importante che ciò che poeticamente tocca, vive.

Laura Cingolani

sezione premio: Poesia edita 2020
opera: Mangio alberi e altre poesie
presentazione poeta: “Ognuno è proprio un attore della propria cecità”, questo verso, come tanti del libro, disarmante nella sua assertività domestica, eduardiana, ma indelebile nella sua percezione ipervisiva, è come una macchia cospicua di senso, vagante tra blocchi semantici frutto di una certa perentorietà lessicale. La prassi poetica della Cingolani si fonda su questi percorsi indeterminati del dire, dove la sintassi ha una libertà fino all’errore e una reiteratività fino all’ecolalia, elementi di una sintomatologia orale espressi anche con i disturbi tipografici della Lettera 22. E il senso e il suo non essere viene dove il discorso cozza con queste entità lessicali spesso vicine alla vita spesa , alla sua mitologia quotidiana, in una specie di materialismo da camera. In certe pagine questa fisicità performativa dell’azione poetica deborda imbrattando la pagina di ritrascrizioni, come a ritrattare le forniture poetiche prodotte con un gesto compulsivo dalla evidente valenza artistica.

Laura Cingolani

sezione premio: Poesia inedita 2015
opera: Mangio alberi e altre poesie
biografia: (Ancona) vive a Roma. Esplora poesia lineare, sonora, performativa, visiva, elettronica. Ha pubblicato in antologie (Empirìa, Venerea, Fondazione Baruchello, NoReply, Le Lettere, Chain Links, Nino Aragno, Fusibilia) e riviste (Liberatura, Catastrophe, Accattone, Aufgabe, Le reti di Dedalus)
presentazione poeta: Un'oltranza stralunante d'onde discontinue, per grumi scivolanti di lapsus, per sghembo passo di danza, gravita sugli sfalsati piani della passeggiata alfabetica, e non, di Cingolani. Gravita e s'ingoia via, triturando la cellulosa delle righe nel verbigerante bolo d'una eventuale/impropria deglutizione. Mesmerica Paglia Incendiaria: hommage autocancellato (ossia: praticabile) al filo rosso della nostra (im)possibile modernità, sparecchiata sui cigli della tavola inquotidiana

Sara Comuzzo

sezione premio: Poesia edita 2024
opera: Invitare gli spaventapasseri a ballare
presentazione poeta:È così difficile trovare l’inizio. O meglio: è difficile cominciare dall’inizio. E non tentare di andare ancor più indietro.” Sembra che la raccolta della Comuzzo possa addensarsi in questo pensiero di Wittgenstein. La Comuzzo si muove nell’entropia, nel caos, nel disordine in costante pericolo d’implosione delle nostre vite, sapendo che è difficile trovare il principio, il bandolo dell'intricata matassa che è l'esistenza rifiutata, il filo d’Arianna che conduce fuori dal labirinto, quel “disorientamento contemporaneo” di cui disserta Alain Badiou.
Delle nostre vite, non di quelle degli altri, racconta la Comuzzo. Della nostra fragile soggettività ibridata, decentrata, stratificata, sottoposta alla violenza di processi in continua transizione, in perenne alieno identitario nomadismo, su cui vengono scaricati tutti i conflitti, le insicurezze e le precarietà di un sistema “iperindustriale” che del soggetto ha fatto il proprio prodotto principale.
Ed è per questo che l’umanità della Comuzzo è un’umanità schiantata, che nasce già "dipendente da qualcosa", fatta di "lupi"... "troppo affamati", pestata, suicidaria, lesionista, che vive ne “la terra … dove sette miliardi di persone vanno di corsa e un miliardo non ha da mangiare.”
Ci sono posti in cui l’alba non arriva. Non tutto inizia, lo sai.” Appunto.

Marilina Giaquinta